L’UE riduce le cittadinanze concesse ai migranti, l’Italia è in controtendenza

 

Arrivano dall’ufficio statistico dell’Unione Europea (UE) i dati aggiornati delle cittadinanze europee concesse ai migranti per l’anno 2015. La fotografia scattata dall’Eurostat definisce una tendenza europea in calo, in quanto sono state riconosciute solo 841.246 nuove nazionalità rispetto al precedente biennio (890.000 nel 2014 e 980.000 nel 2013).

In controtendenza, l’Italia registra un incremento del 37% rispetto al 2014 (129.887) avendo concesso 178.035 nuove cittadinanze (21% del totale europeo).

Per l’Italia Il fenomeno ha interessato in particolare nativi di Albania, Marocco e Romania. Secondo Paese per nazionalità concesse, risulta la Gran Bretagna con il riconoscimento di 118.000 nuovi cittadini, che per effetto della Brexit – imminente uscita del Regno Unito dall’Unione Europea- perderanno nuovamente l’appartenenza europea delle proprie cittadinanze. A seguire, troviamo la Spagna con 114.351 concessioni, Francia con 113.608 e Germania con 110.128.  Interessante evidenziare come, delle oltre 840.000 nuove cittadinanze europee, l’ 87% interessi pratiche extra-UE, quindi il riconoscimento di cittadini extra-comunitari, confermando un limitato 12% al riconoscimento di cittadini europei, già tali in quanto provenienti da un altro Stato membro.

Chi sono i nuovi cittadini europei?

In gran parte si tratta di nativi di Marocco (86.100), Albania (48.400) e Turchia (35.000) seguiti da indiani (31.000) pakistani (26.300) ed algerini (22.500), per un totale del 33% delle cittadinanze europee concesse. Di fronte all’istanza di centinaia di migliaia di migranti che bussano alle porte del nostro continente, i dati Eurostat mostrano un approccio disomogeneo all’interno della comunità europea; basti pensare che nel 2015 una persona su 5 in Europa ha acquisito la cittadinanza UE grazie all’attribuzione della cittadinanza italiana. Risulta quindi necessaria e impellente l’esigenza di una politica comune e concretamente condivisa dai paesi membri nell’affrontare questo fenomeno che oggi assume dimensioni globali.

 

Cosa significa oggi essere cittadini europei?

La cittadinanza europea discende automaticamente dalla cittadinanza nazionale di un Paese membro, in quanto non richiede un’autonoma attribuzione.”

“L’attribuzione della cittadinanza dell’Unione vuole promuovere tra i cittadini degli Stati membri la partecipazione democratica al processo decisionale, una coscienza politica europea e un’identità comune.Dipartimento per le politiche comunitarie – Presidenza Del Consiglio dei Ministri.

Questa definizione non trova completa rispondenza nella realtà dei fatti: ad oggi l’identità comune non sembra essere un obiettivo raggiunto all’interno del processo di integrazione atteso.

Pertanto, l’acquisizione della cittadinanza europea deve rappresentare il necessario punto di partenza per affermare l’autentica “identità comune” nel rispetto dei principi fondanti l’UE, enunciati all’articolo 2 del Trattato sull’Unione europea:

“L’Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini.”

 

Fonti:

Dati Eurostat – Release 21/04/2017

Trattato UE

Documento Dipartimento per le politiche comunitarie

 

a cura di Manuela Zuccari

 

 

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